4 giugno 2020

Psicologia ONLINE, indicazioni dell’APA (American Psychological Association)

Questo articolo ha lo scopo di illustrare ai professionisti sanitari, finora principalmente impegnati nella tradizionale terapia in studio, i benefici che i servizi di telepsicologia possono apportare al loro lavoro. L’articolo presenterà, in maniera pratica e passo per passo, l’applicazione e l’implementazione della metodologia, che contribuirà ad aumentare la competenza degli psicologi e degli psicoterapeuti.

La fornitura di servizi psicologici è andata oltre i confini dell’ufficio personale, dell’ospedale, delle associazioni e della clinica, ed è riuscita a superare anche restrizioni di accesso, liste di attesa, malattie, disabilità, lavoro, stigmatizzazione, trasferimento e persino condizioni meteorologiche. La telepsicologia ha infatti collegato i clienti con gli psicologi in modi che la tradizionale terapia “in ufficio” non ha potuto, migliorando la continuità e la specializzazione delle cure.

La telepsicologia: che cos’è?

Strumenti di telepsicologia sono stati inconsapevolmente utilizzati dai medici già da molti anni, probabilmente senza pensare di star già utilizzando la pratica della telepsicologia. Dato che la telepsicologia è definita come “la fornitura di servizi psicologici mediante tecnologie di telecomunicazione“, i clinici che hanno utilizzato telefono, dispositivi mobili e fax durante il loro lavoro con i clienti hanno utilizzato metodologie di telepsicologia!

I progressi nelle telecomunicazioni hanno ampliato la pratica della telepsicologia per includere la fornitura di servizi psicologici utilizzando dispositivi e attività come videoconferenza interattiva, e-mail, chat e messaggistica, per non parlare dell’uso di Internet con blog, siti Web di auto-aiuto e social media. La comunicazione interattiva con i clienti che avviene in tempo reale, ad esempio al telefono o tramite videoconferenza, viene spesso definita sincrona, mentre la comunicazione tramite e-mail, fax o forum di discussione è considerata asincrona.

La telepsicologia può essere utilizzata per aumentare le sessioni di psicoterapia ‘di persona’ o come metodo principale per fornire il servizio clinico. Gli usi più comuni della telepsicologia per aumentare le sessioni di persona comprendono sessioni telefoniche per verificare i progressi o per affrontare una questione urgente, inviare via e-mail con informazioni supplementari o collegamenti a risorse, inviare messaggi di testo con appuntamenti, l’uso di app di salute mentale per il monitoraggio o il monitoraggio stesso dei comportamenti con il completamento di strumenti di test o valutazione online.

E’ utile?

La telepsicologia è una risorsa valida e preziosa per gli psicologi e per il pubblico. Ai professionisti che stanno prendendo in considerazione l’aggiunta della telepsicologia alle loro modalità di terapia spetta comprenderne sia il potenziale, per fornire servizi necessari e di qualità, sia l’insieme di conoscenze, strumenti, competenze, preparazione e formazione,  linee guida e i regolamenti che regolano la pratica legale ed etica della telepsicologia,per finire coni i rischi e le strategie di gestione dei rischi.

Suggerimento per la gestione del rischio: gli psicologi devono cercare esperienze di formazione adeguate a sviluppare e mantenere la competenza nel tenere questi servizi di telepsicologia.

Esperienze di formazione continua in settori di competenza clinica, tecnica, emotiva e culturale possono essere ottenute attraverso webinar, seminari, revisioni della ricerca e consulenza. Dato che si tratta di modalità in via di sviluppo, bisogna rimanere aggiornati sugli sviluppi della tecnologia ma anche sulle questioni etiche, commerciali e normative, sugli studi clinici e su tutti gli altri fattori che condizionano questa modalità di offerta di servizio terapeutico.

Perché è un settore in crescita?

Le persone in cerca di un sostegno psicologico si sono scontrate con limiti che ne hanno spesso impedito l’accesso, causando la mancata assistenza psicologica necessaria. La telepsicologia può ridurre o eliminare molte difficoltà all’accesso alle cure mentali. Di conseguenza, la telepsicologia offre anche opportunità che non sono realizzabili con le tradizionali terapie cliniche in studio. Di seguito sono descritte limiti e opportunità di questa metodologia.

Barriere geografiche

La vita rurale è stata identificata come una sfida per i servizi di benessere psicologico a causa dei suoi diversi problemi, della difficile situazione di disparità di salute, inaccessibilità fisica e mancanza di informazioni. Se però viene garantito l’accesso alla tecnologia di base, la videoconferenza è ora possibile con una minima formazione tecnologica per il cliente in materia di sicurezza, riservatezza e protocollo per l’accesso e la gestione dei dati. La telepsicologia, quindi, offre l’opportunità di servizi psicologici indipendentemente dalla posizione e dall’accesso fisico dimostrando una grande utilità nell’aumentare significativamente il trattamento della salute mentale per queste persone.

Status di povertà economica

Le persone che vivono in condizioni di povertà incontrano molteplici barriere, alcune prettamente personali mentre altre causate e mantenute dal contesto e dagli individui appartenenti ad esso, in cui le persone in condizioni di povertà sono spesso costrette a vivere. Per accedere ai servizi psicologici di persona, le persone che vivono in condizioni di povertà devono uscire dal proprio ambiente in circostanze spesso intimidatorie e ansiogene. L’intimidazione può essere tanto forte da ridurre la speranza di un aiuto utile, scoraggiando la ricerca di una cura.

Isolamento sociale

Le persone che potrebbero cercare servizi di sostegno psicologico possono vivere in zone rurali, piccole città o aree urbane, ma se stanno vivendo esperienze di depressione, ansia o altri sintomi che tendono a isolarli dalla loro comunità o da altri che potrebbero essere all’interno del loro gruppo di supporto, l’accesso fisico ai servizi risulterebbe comunque irrilevante. Gli isolati diventano solo più isolati in quanto evitano l’accesso alle informazioni, gli eventi culturali, l’intrattenimento, sport, cerimonie religiose e attività della comunità. Questi individui diventano quindi invisibili alle proprie comunità e ai propri amici. La telepsicologia, per queste persone, è un’opportunità che permette di impegnarsi in un rientro graduale nel loro lavoro e nelle comunità sociale impegnandosi in servizi che non richiedono un iniziale abbandono delle loro zone di comfort.

Limiti economici e del trasporto pubblico

Le persone che vivono nelle aree urbane possono avere difficoltà di trasporto tanto quanto coloro i quali vivono in zone rurali. In genere, i limiti del trasporto pubblico riguardano la non disponibilità del servizio, il costo proibitivo o la perdita di tempo irragionevole. I limiti economici vanno oltre la semplice tariffa per il servizio, in quanto si riscontrano problemi sia nel costo del trasporto, sia nella durata delle ore impiegate per raggiungere il luogo di lavoro che viene sottratto al tempo libero. Essere esperto dei piani assicurativi, comprendere i parametri contrattuali e superare persistentemente con successo sia i limiti del trasporto pubblico sia la burocrazia finanziaria, sono spesso tutti fattori di risoluzione anticipata. La telepsicologia rimuove questi ostacoli, sebbene rimanga il costo dei servizi. Tuttavia, la rimozione di altri costi e barriere logistiche costituisce un vantaggio significativo nella ricerca e nel proseguimento dei servizi di salute mentale.

Barriere attitudinali

Sebbene le campagne di informazione e educazione pubblica, così come altri sforzi di servizio, abbiano fatto importanti passi in avanti sull’evitare una stigmatizzazione dei bisogni di salute mentale, lo stigma non è stato superato da molti che invece ne trarrebbero beneficio. Pregiudizio familiare, convinzioni culturali, stereotipi sociali e anticipazione di vergogna e ridicolizzazione impediscono a molte persone di accedere ai servizi di cui hanno bisogno. Gli individui che sono membri di popolazioni emarginate possono essere riluttanti a cercare servizi dato lo sfruttamento e il maltrattamento a cui sono stati storicamente accostati. La telepsicologia offre privacy e protezione da fonti esterne di critica e dall’impegno con altri in merito ai servizi. Gli individui che sono autocritici, tuttavia, possono ancora sperimentare qualche stigmatizzazione, ma la privacy della telepratica e la competenza del clinico possono aumentare l’accettazione dei servizi.

Accesso a competenze specifiche

Negli ultimi anni si sono sviluppate pratiche specialistiche che offrono agli individui un trattamento nei disturbi alimentari, terapia comportamentale dialettica, terapia traumatologica, abuso di sostanze e altre esigenze terapeutiche mirate. Coloro che hanno superato o non sperimentato le altre barriere menzionate possono scoprire che i professionisti nella loro comunità non sono competenti nel trattare le loro preoccupazioni specifiche. La pratica intergiurisdizionale rimane una limitazione a seconda della posizione del cliente e del professionista; tuttavia, all’interno di uno stato o di una giurisdizione, la pratica a distanza è un’opportunità offerta dalla telepratica che elimina i viaggi e ulteriori barriere logistiche.

Limiti di natura pratica/logistica

Le modalità terapeutiche classiche per i servizi psicologici che prevedono l’incontro tra terapeuta e paziente sono state accettate negli anni come protocollo etico e professionale da applicare in ogni occasione. Molte di queste pratiche sono però proibitive per chi necessità di un colloquio clinico. Ad esempio, l’ora di 50 minuti, ossia l’incontro settimanale che in genere si richiede al paziente, risulta accessibile per un contesto d’ufficio. Le persone che hanno però più lavori, programmi di attività irregolari o nessun controllo sulle loro esigenze di lavoro spesso non sono in grado di rispettare il convenzionale colloquio di un’ora. Anche coloro che hanno figli, familiari ammalati e responsabilità per gli altri potrebbero non essere in grado di programmare in anticipo in modo prevedibile. La telepsicologia richiederebbe ancora la pianificazione e la programmazione; tuttavia, le difficoltà poste da ulteriori requisiti di tempo e variabili imprevedibili possono essere risolte più facilmente attraverso le telecomunicazioni.

Cosa si dovrebbe fare nell’applicazazione dei servizi di telepsicologia

Gli psicologi dovrebbero essere attenti e strategici nel decidere se utilizzare le tecnologie di telecomunicazione. Le seguenti sono considerazioni su quando scegliere di implementare la telepsicologia con clienti specifici e i loro particolari problemi:

  • L’uso dei servizi di telepsicologia dovrebbe essere considerato tanto efficace quanto i servizi tradizionali e dovrebbe essere determinato da risultati basati su prove riguardanti le variabili del cliente e l’applicazione delle tecniche o degli approcci teorici impiegati.
  • Rivedere la letteratura disponibile per supportare l’uso della telepsicologia con la diagnosi specifica di ciascun cliente.
  • Lo psicologo dovrebbe rivedere le leggi attuali, nonché le regole normative al fine di garantire pratiche regolari e legali.
  • Prendere una decisione sull’uso della tecnologia principalmente sulla base dell’adeguatezza per il singolo cliente.
  • Sviluppare un piano per l’utilizzo della telepsicologia e della tecnologia con i clienti che delineino un profilo logico-razionale. Discutere il motivo dell’introduzione della modalità di telepsicologia con il cliente e ottenere il suo consenso informato.
  • Discutere e affrontare le nuove questioni di riservatezza e sicurezza che sorgono con l’introduzione della componente telepsicologica in terapia, compresa la protezione dell’area in cui il paziente si troverà durante le sessioni di telepsicologia.
  • Esercitarsi a utilizzare l’attrezzatura e il software per garantire che il paziente sia a suo agio e in grado di impegnarsi in telepsicologia.
  • Effettuare un monitoraggio continuo per garantire che la telepsicologia continui a soddisfare lo scopo terapeutico previsto.
  • Una competenza tecnologica di base dovrebbe essere garantita sia per lo psicologo che per il cliente. Nel valutare i progressi di un cliente, lo psicologo dovrebbe anche valutare l’uso della tecnologia.
  • Unirsi o creare una rete permanente di altri psicologi che usano la tecnologia nel loro lavoro per fornire consulenza e supporto continui.
  • Effettuare una valutazione periodica dell’utilità clinica della tecnologia utilizzata per determinare se continuare a utilizzarla.

Domande da porsi prima e durante l’uso della telepsicologia

Inoltre, gli psicologi che decidono di integrare la telepsicologia nelle loro pratiche saranno in grado di rispondere a queste domande in modo sicuro e completo:

  • Quanto ne so della ricerca clinica/letteratura professionale, comprese le linee guida, sull’uso della telepsicologia? Esistono alternative migliori, più sicure o più efficaci?
  • Quanto ne so delle politiche legali o regolamentari nel mio stato che regolano l’uso di servizi sanitari telematici?
  • Quanto ne so della tecnologia che voglio usare nella mia pratica? In particolare, quali sono i benefici e quali sono i rischi?
  • Come monitorerò e garantirò l’adeguatezza del trattamento, la competenza tecnologica, la riservatezza e la sicurezza, la conoscenza delle risorse di emergenza e l’apprendimento continuo?
  • Come identificherò e gestirò il rischio?

Conclusione

La tecnologia trasforma la vita quotidiana in modi impensabili fino a qualche anno fa. Anche la psicologia è ugualmente influenzata, con conseguente bisogno di guida sia per gli psicologi junior che per i professionisti più esperti. Gli studenti e i neopsicologi stanno imparando ad applicare gli standard terapeutici alla loro familiarità con la tecnologia, mentre gli psicologi che non sono esperti di tecnologia stanno imparando ad applicare nuovi strumenti alla loro esperienza nella pratica tradizionale. È evidente come ci sia spazio per tutti, per imparare e per adattarsi.

Questo articolo ha guidato il lettore attraverso le fasi preliminari della pratica telepsicologica. Una nuova modalità di pratica può essere scoraggiante, in particolare una come la telepsicologia, che richiede un riorientamento del modo in cui gli psicologi pensano, degli standard di cura e di come conducono le loro pratiche. Gli psicologi che stanno prendendo in considerazione la telepsicologia in genere vogliono sapere quanto quali sono i vantaggi e i suoi limiti, cosa devono sapere, come possono assicurarsi di esercitare nel loro campo di applicazione e nei limiti della pratica etica e legale, cosa devono fare per procedere.

Queste e altre domande hanno una risposta qui così come suggerimenti  che forniscono una guida agli psicologi nel loro processo decisionale. I professionisti della psicologia sono all’avanguardia nell’offrire i servizi ai clienti / pazienti negli ambienti fiorenti in cui praticano e nell’espandere l’ambito della pratica. Gli psicologi possono scegliere il grado, la profondità, il tipo e la forma in cui partecipano alla telepsicologia. Questo articolo ha lo scopo di aiutare a fare queste scelte.

 

Fonte:
formazionecontinuainpsicologia.it

Traduzione libera dell’articolo “Telepsychology Practice: Primer and First Steps” di APA

14 maggio 2020

Coronavirus Anxiety Scale (CAS)

Metodologia e composizione del campione

L’indagine è stata condotta online dalle ore 18:30 di giovedì 7/5/2020 alle ore 10:00 di sabato 9/5/2020, con accessibilità dal link https://it.surveymonkey.com/r/7Q9HHMW, sulla base del test clinico di screening per “ansia disfunzionale associata alla crisi Covid-19” Coronavirus Anxiety Scale (CAS) della Newport University (USA), nella versione italiana utilizzabile liberamente, curata da Marco Mozzoni e Elena Franzot. Il tempo medio di risposta al test online è stato di 60 secondi.
L’obiettivo era di rilevare nei soggetti la presenza nelle ultime due settimane (indicativamente la n.18 e la n.19 del 2020) di 5 sintomi considerati fattori principali per diagnosi da disturbo specifico suddetto: stato di confusione, disturbi del sonno, immobilismo tonico, perdita di appetito, stress addominale. Alle risposte sono stati attribuiti punteggi in funzione della frequenza del sintomo, da 0 (mai) a 4 (quasi tutti i giorni). Cut-off diagnostico: 9 al punteggio totale.
Hanno risposto in totale 130 soggetti, principalmente nella giornata di venerdì 8 maggio 2020, di cui 61,54% femmine, 31,54% maschi, 6,92% non dichiarati, così distribuiti per area geografica: 70,77% Nord, 11,54% Centro, 14,62% Sud, altro 3,08%. In merito alle fasce d’età: 17,69% fino a 20 anni, 22,31% da 21 a 30, 26,15% da 31 a 40, 19,23% da 41 a 50, 11,54% da 51 a 60, 3,08% da 61 a 70. È stato garantito il rispetto dell’anonimato e delle normative sulla privacy.
L’indagine resta attiva per registrare eventuali variazioni significative future che potranno essere oggetto di un nuovo rapporto comparativo.
Qui la versione italiana della Coronavirus Anxiety Scale (PDF), liberamente utilizzabile, messa a punto dai clinici Marco Mozzoni e Elena Franzot

Nella fase di “rilancio” l’80% degli Italiani soffre ancora di stati di confusione, immobilismo tonico, insonnia, perdita di appetito, stress addominale…
Più dell’80% degli Italiani interpellati ha dichiarato di avere sofferto nelle ultime due settimane di almeno una condizione psicofisiologica, tra cui stati di confusione, disturbi del sonno, immobilismo tonico, perdita di appetito, stress addominale; il 23% sarebbe stato interessato da tutti e cinque i sintomi insieme, con frequenza variabile.

Lo rivela il gruppo di ricerca indipendente Brainfactor Research, che in questi giorni ha condotto una indagine utilizzando la Coronavirus Anxiety Scale (CAS), il primo test di screening per “ansia disfunzionale associata alla crisi Covid-19” messo a punto dalla Newport University in USA.

Da cui emerge che il 22% della popolazione censita avrebbe in corso un disordine specifico di natura ansiosa collegato alla pandemia, di cui i cinque sintomi rilevati rappresentano i fattori principali. Tra le femmine il dato sale al 24% mentre tra i maschi si abbassa al 15%. Tale percentuale varia sensibilmente anche per area geografica, con Centro e Sud Italia che superano la media, ottenendo complessivamente il 34%, mentre il Nord fa registrare paradossalmente soltanto un 16% di prevalenza.

Una cosa è certa. I più colpiti dalla crisi sono i giovanissimi. Oltre il 39% degli under-20 è risultato infatti “patologico” alla CAS (e in questa fascia d’età ben il 96% dei soggetti ha sofferto di almeno un disturbo tra i cinque). L’indicatore scende progressivamente più si sale negli anni, passando per il 24,14% nella fascia 21-30, il 24% nel gruppo 41-50, il 21% nei 51-60, fino a raggiungere cifre prossime allo zero negli over-60, con un’unica eccezione alla tendenza, rappresentata dall’8,82% nei 31-40 anni.

In generale, tra i sintomi più diffusi vince lo stato di confusione (sentirsi frastornati, confusi, indeboliti), sperimentato almeno una volta nel periodo dal 77% dei soggetti; seguono a stretto giro l’immobilismo tonico (sentirsi “paralizzati” o “bloccati”) al 57%, i disturbi del sonno (difficoltà ad addormentarsi, insonnia) al 56%, lo stress addominale (nausea e problemi allo stomaco) al 38%; chiude la classifica la perdita di appetito, che ha toccato solo il 33% della popolazione censita.

Anche qui, pur mantenendo lo stesso pattern di graduatoria dei sintomi, le percentuali salgano di molto nella popolazione dei giovanissimi (under-20), dove almeno una volta nelle due settimane lo stato di confusione ha interessato oltre il 91% dei soggetti, l’immobilismo tonico il 74%, i disturbi del sonno il 70%, lo stress addominale il 61%, la perdita di appetito il 48% di questa generazione fragile.

Per quanto riguarda infine le frequenze specifiche di permanenza dei sintomi nel periodo di riferimento, lo stato di confusione è stato provato per “diversi giorni” dal 23% del totale generale dei soggetti, a cui va aggiunto un 8% che lo ha provato per “più di una settimana” e un significativo 11% “tutti i giorni”. L’immobilismo tonico invece ha disturbato il 18% per “diversi giorni”, il 7% “più di una settimana”, il 4% “tutti i giorni”. I disturbi del sonno infine hanno interessato per “diversi giorni” il 12%, per “più di una settimana” il 7%, “tutti i giorni” il 6% dei soggetti.

“Più di una persona su cinque che incontriamo per la strada soffre di un disturbo importante, che andrebbe trattato clinicamente. Tra i giovanissimi la situazione è gravissima: quasi uno su due è risultato patologico alla CAS. In queste condizioni, di che rilancio vogliamo parlare?”, denuncia Marco Mozzoni, neuropsicologo e direttore di Brainfactor.

“I decisori dovrebbero avviare uno screening generale nella popolazione con strumenti come la Coronavirus Anxiety Scale, test clinico di libero utilizzo di cui abbiamo curato la versione italiana, perché è proprio nel momento della ripresa che vengono a galla i disordini sedimentati nella fase protratta di privazione delle libertà”, spiega Mozzoni.

“Gli under-20 rischiano infatti di vedere compromessa non solo la loro vita quotidiana attuale, ma anche il loro futuro: molte ricerche dimostrano che questi sintomi in età evolutiva si associano in età adulta non soltanto a disturbi d’ansia, ma anche a depressione e uso di droghe”, aggiunge Elena Franzot, psicologa e psicoterapeuta.

“I dati di questa indagine confermano quello che riscontro in questi giorni anche nella mia pratica clinica: le richieste di consulto da parte di ragazzi sono aumentate notevolmente; inoltre ritornano in studio con ‘ricadute’ anche giovani che in passato avevano già affrontato con successo disagi psicologici di vario genere”, dice Franzot.

Brainfactor Research
è un gruppo di ricerca indipendente che opera senza fine di lucro allo scopo di promuovere e diffondere gli studi in ambito neuroscientifico e sanitario, nello spirito del servizio alla comunità. È composto dai clinici che di volta in volta vi fanno riferimento.
Nessun contributo né finanziamento è stato ricevuto per questa ricerca.

3 maggio 2020

Perché la Fase 2 spaventa più della quarantena

Se ritorniamo con la mente alla serata dell’8 marzo, ci troviamo nel momento in cui il Presidente del Consiglio Conte annunciava l’inizio della quarantena in Italia: è quando abbiamo avuto conferma che la situazione era seria.
Cosa abbiamo provato? Un misto di emozioni tra le quali preoccupazione, sbalordimento, incredulità. Sembrava di stare in un film o in una di quelle serie tv che ci hanno abituato ad un futuro inquietante per quanto verosimile.
Abbiamo cominciato a vedere le strade che si svuotavano, poche persone in giro con le mascherine, il traffico che scompariva. Siamo rimasti giorni e giorni in casa, senza uscire, chi con il conforto della compagnia di parenti, amici o conviventi, chi in solitudine.
C’è chi ha ordinato e pulito a fondo la casa, chi si è dato alla cucina, chi ha approfittato per studiare, guardare serie tv e film, rilassarsi.
C’è chi ha lavorato da casa, chi il lavoro l’ha perso e chi ha passato settimane chiedendosi se il proprio lavoro avrebbe atteso la fine della quarantena.
Abbiamo visto e vediamo ancora gente sui tetti che fa sport, con i bambini, che fa una semplice passeggiata sul terrazzo per evadere dalle mura della casa.
Siamo stati bombardati di notizie su quarantena, CoViD-19, coronavirus, vaccini, bollettini quotidiani di casi di contagio, morti e guariti.
C’è chi ha subito una perdita in famiglia senza avere la possibilità di poter dare un ultimo saluto.
Anche nelle grandi città abbiamo vissuto il silenzio delle strade, l’aquietarsi dei rumori, lo scomparire dell’inquinamento acustico e atmosferico, abbiamo potuto goderci la tranquillità senza il ruggire continuo delle auto che congestionano le nostre strade. Affacciarsi sulla strada ha significato godersi il garrito delle rondini, l’abbaiare lontano di qualche cane e, nel silenzio ancora più intenso della sera, abbiamo percepito la profondità della quiete.

La quiete non era solo in strada ma anche nelle nostre case: abbiamo vissuto ritmi più lenti e abbiamo potuto approfittare anche del tempo in più con le persone con cui abitiamo.
Non so da voi, ma già da lunedì sotto il mio balcone le cose sono cambiate. Anzi, sembrano tornare lentamente a come eran prima: in giro ci sono macchine come una domenica mattina qualsiasi, addirittura è ricomparsa l’odiosa doppia fila di auto parcheggiate. In poche parole, nemmeno tanto lentamente sta tornando l’onda della normalità e questo, per qualcuno, è minaccioso come uno tsunami in avvicinamento.
Perché se la quarantena prevedeva che rimanessimo in casa, relativamente al sicuro da tuto, la Fase 2 ci mette di fronte al fatto che prima o poi occorre uscire dal nostro porto sicuro, esporci a quello che prima ci hanno raccomandando di rifuggire, con l’obiettivo di tornare ad una “normalità”.

È questa l’ambivalenza della Fase 2: che tutto ritorni ESATTAMENTE com’era prima. Se da una parte la nostra vita di prima ci manca, dall’altra serpeggia il timore che i sacrifici affrontati siano stati solo subiti senza poter mostrarci un altro modo di vivere.
  • Gli animali che sono tornati nelle nostre città approfittando della quiete dell’essere umano verranno di nuovo ricacciati via.
  • Le vie abitate solo dalla voce umana e dai canti degli uccelli verranno di nuovo invase dall’inquinamento acustico e chimico dei mezzi privati.
  • Le persone che potrebbero anche ora fare home office alcuni giorni a settimana dovranno invece uscire ogni giorno, intasando i mezzi pubblici o prendendo la propria macchina inutilmente.
  • Torneremo a buttare il cibo invece che far attenzione a come non sprecarlo perché fare la spesa non è una cosa da dare per scontato.
  • Torneremo a comprare roba online da tutto il mondo non preoccupandoci se un pezzo di plastica deve attraversare l’oceano per arrivare da noi.
Insomma, la quarantena sarà solamente ricordo di disagio, difficoltà, sacrifici. La quarantena non sarà servita a nient’altro che arginare i contagi.

OPPURE…
Oppure, possiamo approfittare di quello che ci è servito. La quarantena è stato un modo per mettere la nostra vita in pausa e possiamo farlo noi stessi anche oggi, per 5 minuti. Usciamo dal fiume che è la nostra vita e lì, sull’argine, osserviamo. Sediamoci, prendiamo un foglio e rispondiamo a queste domande:
Quali di questi cambiamenti imposti hanno portato più benefici che svantaggi?
Quali cambiamenti ci hanno mostrato che c’è un modo diverso di fare le cose e che funziona?
Cos’è che possiamo continuare a fare anche in futuro?

Sappiamo che è difficile cambiare un’azienda se sei un operario. Ecco perché la responsabilità del cambiamento è prima di tutto nelle mani di chi è più in alto nella gerarchia ma anche nel numero di persone che vorrebbero quel cambiamento.
Allora che questa Fase 2 ci spaventi pure se questo spavento significa fermarsi, spalancare gli occhi, guardarci intorno, comprendere e cambiare qualcosa. Non tutto ma qualcosa sì, magari.

Dr Benino Argentieri
Psicologo, Roma
28.04.2020