10 aprile 2021

Rimanere o andarsene dal rapporto di coppia

Quando si attraversa un momento difficile con il proprio partner a tutti è capitato di pensare che la soluzione sia quella di chiudere il rapporto. Questo tipo di pensiero è assolutamente normale e naturale, basti pensare a come si è evoluto il ragionamento della mente umana. La mente primitiva dei nostri antenati ha cercato continuamente modi per risolvere i problemi inerenti la sopravvivenza sviluppando nel corso delle generazioni un complesso sistema di problem solving. Quando un rapporto diventa doloroso, minaccioso una delle soluzioni ragionevoli che ci suggerisce la nostra mente è quella di andarsene dal rapporto.

Nella terapia ACT (acceptance and commitment therapy) esistono sostanzialmente 4 approcci che possono essere utilizzati per qualsiasi relazione problematica:

1- Andarsene; spesso può essere la soluzione necessaria in situazioni di abuso o di pericolo fisico causate dal partner, ma nella maggior parte delle crisi di coppia regna il dubbio e l’incertezza che può portare a rimuginii costanti che durano giornate intere. In questo caso bisogna riuscire a fare del nostro meglio all’interno del rapporto prima di scegliere di lasciare il proprio partner, almeno c’è la consolazione di sapere di aver fatto il possibile per far funzionare il rapporto ma che questo può in alcune circostanze non essere sufficiente.

2- Rimanere e cambiare quello che può essere cambiato; in qualsiasi crisi di coppia quello che si può maggiormente controllare sono le nostre azioni e non direttamente quelle del partner. Le azione in ottica ACT sono quelle guidate dai nostri valori e per valori si intende l’insieme dei nostri desideri più profondi che riguardano chi vogliamo essere, incluso il nostro ruolo all’interno del rapporto di coppia. Le azioni guidate dai valori sono profondamente diverse da quelle guidate dalle situazioni di conflitto, come le reazioni reattive o l’evitamento.

3- Rimanere e accettare quello che non può essere cambiato;  Supponiamo di aver già intrapreso ogni azione possibile per migliorare la relazione e che il nostro rapporto continua ad essere molto faticoso, in questo caso bisogna lavorare sulla difficile pratica dell’accettazione. In questo caso c’è bisogno di lasciare spazio ai sentimenti dolorosi, di lasciare andare i pensieri giudicanti, ostili e di gestire le preoccupazioni e il rimuginio connesso ad esse. Generalmente la scelta 2 e la scelta 3 vanno di pari passo, mentre agiamo per cercare di migliorare la situazione dobbiamo tentare di accettare quello che è fuori dal nostro controllo.

4- Rimanere, arrendersi, e fare cose che peggiorano la relazione; quando all’interno di una relazione continuiamo a preoccuparci, rimuginare, soppesare, lamentarci con gli altri, incolpare noi stessi e il partner. Oppure ci sono strategie per cercare di sentirsi meglio come assumere droghe, bevendo alcol, mangiando porcherie, navigare su internet, intraprendere relazioni extraconiugali, ecc.. Quando avviene tutto questo a discapito del cercare di affrontare il problema (tutte e 3 le opzioni precedenti) sicuramente si va verso una vita piena di sofferenza.


Quando c’è una crisi di coppia può capitare, che leggendo i punti descritti in precedenza, ci siano emozioni sconfortanti e pensieri del tipo: “non ho scelto io di fare questo o di ritrovarmi cosi, non ci posso fare nulla”. Il lavoro che si può fare in ottica ACT in realtà aiuta a sviluppare una flessibilità psicologica tale da poter notare come realmente si abbia una scelta rispetto al modo in cui ci poniamo all’interno della relazione e come si può scegliere in modo da migliorare la qualità di vita anziché peggiorarla.

Quando ci si pone il dubbio di rimanere o andarsene ci si può rendere conto che non c’è modo per non scegliere e quindi di non decidere. La scelta 4 comporta uno stato di libo dove sicuramente si soffre e si ha una qualità di vita pessima. La domanda più utile da porsi in questo caso casa è “quanto ci teniamo?” al nostro rapporto e alla nostra condizione di vita.

5 aprile 2021

Gli "psiconauti"


Esiste una nuova generazione di tossicodipendenti che possiede conoscenze farmacologiche e tecniche molto dettagliate sulle sostanze che assumono. Gli "psiconauti" ("navigatore dell'anima") sono entusiasti e deliberati sperimentatori di allucinogeni, comprese le droghe psichedeliche, sia sintetiche che naturali, per l'esplorazione di sé, il raggiungimento spirituale o l'induzione di uno stato alterato di coscienza.

Chiamati anche "cyber-psiconauti" o "e-psiconauti", molti si riferiscono a se stessi come seguaci dello sciamanesimo. Adottano un approccio quasi scientifico per documentare le loro esperienze e condividerle online. Le loro motivazioni quindi differiscono da quelle delle persone che assumono droghe per entrare in contatto sociale con gli altri in club, feste e festival musicali.

Non sappiamo molto sugli psiconauti perché non sono stati studiati molto. Ma nella nostra ultima ricerca, pubblicata su Frontiers in Psychiatry, abbiamo scoperto come il comportamento e il cervello degli psiconauti possano essere diversi da quelli di altre persone.
I pochi sondaggi e revisioni che sono stati effettuati finora indicano che gli psiconauti sono tipicamente uomini giovani adulti single, ben istruiti, con buone capacità informatiche. Spesso riferiscono di sentirsi più euforici, empatici, vigili e creativi quando assumono droghe allucinogene. Questo ha senso poiché sappiamo che i farmaci allucinogeni agiscono stimolando i recettori della serotonina nella corteccia prefrontale del cervello, che possono alterare l'umore, la percezione sensoriale e la cognizione. Alcuni hanno anche effetti stimolanti.

Mercato in evoluzione
È difficile stare al passo con gli ultimi farmaci allucinogeni. Le "nuove sostanze psicoattive" sono composti di nuova concezione o disponibili per produrre o imitare gli stessi effetti di altre droghe, come l'ecstasy, la cannabis e le anfetamine. Precedentemente chiamate "droghe legali", queste sostanze sono salite alla ribalta nel Regno Unito nel 2009. Sono rimaste legali fino a quando la legge sulle sostanze psicoattive del 2016 ha vietato la loro produzione e il commercio.
Tuttavia, l'esplosione di nuove sostanze, composti ambigui e nomi in rapida evoluzione con cui i prodotti continuano ad essere venduti, hanno perpetuato un gioco del gatto e del topo tra legislatori e utenti.

Con la chiusura degli "head shop" che vendono droghe e accessori in tutto il Regno Unito, Internet ha cambiato drasticamente il modo in cui è possibile acquistare farmaci illegali e soggetti a prescrizione sul mercato clandestino. I siti Web canaglia vendono online nuove sostanze psicoattive senza regolamentazione di produzione o farmaceutica. I dettagli dei composti e delle combinazioni non sono stati completamente divulgati e molti nuovi farmaci hanno l'etichetta paradossale: "non per consumo umano".

Ma gli psiconauti tengono traccia delle loro esperienze e spesso si impegnano in forum online per discutere di nuove tendenze psichedeliche. Le comunità di forum sulla droga online offrono quindi un ambiente unico per interagire con individui che la pensano allo stesso modo apertamente e in modo anonimo. L'obiettivo è condividere le informazioni sulla purezza, il dosaggio e la sicurezza della droga prima della sperimentazione.

Profilo dello psiconauta
Dato che si sa così poco sugli psiconauti, ci interessava saperne di più sulla loro personalità e cognizione. Per fare questo, abbiamo studiato 82 persone. Queste includevano psiconauti, consumatori di droghe da club che cercavano aiuto per il loro uso e non tossicodipendenti. In effetti, abbiamo trovato differenze sia nella personalità che nella cognizione tra questi tre gruppi.

I processi cognitivi possono essere suddivisi in "caldo" e "freddo", in relazione a due anelli parzialmente segregati nel cervello. Il loop freddo include la corteccia prefrontale laterale dorsale (coinvolta nella pianificazione) e il loop caldo include la corteccia orbitofrontale (coinvolta nel processo decisionale rischioso), lo striato ventrale e l'amigdala (gli ultimi due supportano l'emozione e il comportamento).
I nostri risultati hanno mostrato che gli psiconauti non avevano problemi di cognizione "fredda" - ciò che usiamo di solito al lavoro, come attenzione, pianificazione e risoluzione dei problemi. Ma erano diversi dai non consumatori quando si trattava di cognizione "calda", un tipo di intelligenza emotiva e sociale. Ad esempio, hanno corso più rischi di altri e avevano alti livelli di tratti di ricerca di sensazioni, suggerendo che potevano essere guidati dal bisogno di eccitazione e/o perseguire esperienze nuove o insolite.

Questo differiva dai consumatori di "droghe da club" che abbiamo identificato tra le persone che cercavano aiuto per la dipendenza in una clinica. Questo gruppo aveva problemi cognitivi "freddi" nell'apprendimento e nella memoria. Avevano anche difficoltà a controllare gli impulsi. Ciò è coerente con la ricerca sugli individui dipendenti dalla cocaina, che tendono ad avere problemi con la cognizione "calda" e "fredda". Ad esempio, i consumatori dipendenti dalla cocaina preferiscono soddisfazioni più piccole immediate piuttosto che aspettarne più grandi in ritardo. A loro piacciono le cose adesso e non vogliono aspettare, anche se questo significa perdere qualcosa di più grande in seguito.

Il fatto che gli psiconauti non abbiano problemi di cognizione "fredda" può aiutarli a essere consapevoli degli effetti dannosi di un dosaggio eccessivo di droga e impedire loro di entrare in un uso dannoso di droghe. La loro motivazione principale è di godere e sperimentare appieno gli effetti di nuove droghe allucinogene e di condividerle in dettaglio con persone che la pensano allo stesso modo, cercando di stare molto attenti alla quantità di droghe che assumono. In futuro, speriamo di condurre uno studio longitudinale e di seguire nel tempo psiconauti e consumatori di droghe da club. Questo ci consentirebbe di determinare se le droghe stesse causano cambiamenti nella cognizione e se i tratti di ricerca di sensazioni diventano più forti con più tempo trascorso a condividere esperienze con altri online.

Vale la pena notare che gli psiconauti nel nostro studio sono stati sottoposti a screening per malattie psichiatriche e sono stati attivamente impegnati nel lavoro o nell'istruzione a tempo pieno. Ciò indica un tipo specifico di consumatore di droghe ricreative che incorpora l'assunzione regolare di droghe nella propria vita. Gli psiconauti sono positivi riguardo al loro stile di vita. Ciò è in contrasto con gli utenti di cannabinoidi sintetici (ad esempio "spice") che sappiamo che sviluppano menomazioni nella funzionalità e nel benessere.

Le droghe allucinogene, come la psilocibina, vengono studiate come farmacoterapia per la depressione resistente al trattamento e altre condizioni di salute mentale difficili da trattare. Di recente, infatti, è stata aperta la prima clinica del Regno Unito a offrire psicoterapia assistita da ketamina per i disturbi della salute mentale.

Sono attualmente in corso sperimentazioni cliniche per farmaci psichedelici, con l'obiettivo di ottenere un'approvazione più ampia da parte dell'ente di regolamentazione. Sono necessarie ulteriori ricerche per comprendere meglio lo stato psichedelico, compreso il suo potenziale terapeutico. L'impegno continuo con gli psiconauti, sia online che offline, può aiutare a fornire le risposte.


Barbara Jacquelyn Sahakian
- Professor of Clinical Neuropsychology, University of Cambridge,
George Savulich
- Research Associate in Psychiatry, University of Cambridge,

The Conversation, 24/03/2021

2 febbraio 2021

Disturbo Borderline di Personalità


Chi frequenta una persona cosiddetta borderline, ha la sensazione di stare con due persone diverse, che si  alternano all’improvviso e in modo imprevedibile. In un certo senso è come se il partner borderline impazzisse improvvisamente e diventasse un’altra persona: arrabbiata, maligna, intollerante e sempre  pronta a rinfacciare le mancanze altrui, mentre prima era una persona disponibile ed empatica. 

La patologia borderline comporta una difficoltà di regolazione delle emozioni, in particolare di quelle  negative. È come se il soggetto con questo disturbo fosse senza pelle. Ogni esperienza viene vissuta in maniera amplificata e con una intensità emotiva al di là del normale livello di sopportazione. 

Per esempio, una piccola disattenzione da parte del partner viene percepita come un abbandono  devastante, in grado di generare forti sentimenti negativi. 

Nel disturbo borderline c’è anche una tendenza all’agito che causa molti problemi con il prossimo. La  tendenza all’agito, che altro non è se non un’azione impulsiva determinata dalla presenza di una emozione intollerabile, è uno strumento che il borderline utilizza per potersi calmare e per gestire uno stato emotivo  che altrimenti sarebbe insopportabile. 

Il paradosso del vissuto borderline è riconducibile alla seguente espressione: “Mi ami e quindi io ti odio”. Questo è uno dei vissuti più frustranti che si incontrano nelle relazioni con il borderline, il quale ricambia  l’amore che riceve, con odio e svalutazione. 

Questa esperienza è molto diffusa in alcune coppie: ricambiare l’affetto attraverso comportamenti maligni e svalutanti. In un rapporto con una persona che soffre della sindrome di personalità borderline queste dinamiche sono  comuni, eppure rinunciare a questo rapporto così sofferto può essere molto difficile. La fine di una relazione problematica può lasciare delle ferite che possono necessitare di un tempo molto  lungo per potersi rimarginare. 

Ci si può sentire devastati dalla fine della relazione, non riuscendo ad accettare come quella che un tempo  sembrava essere una grande storia di amore possa finire in modo tanto paradossale e inconcepibile. Il partner che fino al giorno prima si amava, diventa inspiegabilmente pieno di risentimento e comincia a  distaccarsi emotivamente e a distruggere tutto ciò che si era creato fino a quel momento. 

Il mondo interno del borderline è caratterizzato da sentimenti cronici di vuoto, di inutilità e di depressione. Ed è proprio questa dimensione a caratterizzare il fulcro della sua sofferenza. La maggior parte dei suoi  comportamenti sono filtrati da questo modo di sentire. A livello inconscio il borderline si ritiene indegno di amore o di possedere cose o relazioni nutrienti nella sua vita. Anche per questo motivo diventa autodistruttivo e ferisce chi lo ama. Dunque distrugge tutto quello  che di bello può capitargli. 

All’interno della relazione con un soggetto borderline si possono notare sbalzi di umore e improvvisi cambi di opinione. Ciò può essere visto in termini negativi da una persona esterna, come segno di ipocrisia o di falsità. Ad una lettura superficiale può sembrare effettivamente così, ma chi soffre di un disturbo  borderline vive una sofferenza profonda e inavvicinabile. 

A livello prettamente psicologico si può affermare che l’Io del borderline sia fragile e poco integrato. È inconsapevole delle sue incoerenze e delle contraddizioni del suo comportamento, che dipendono dal  vissuto di vuoto cronico e dall’incapacità di riflettere su se stessi. Se viene messo davanti alle sue  contraddizioni, il borderline reagisce banalizzando oppure adottando un comportamento aggressivo: di  svalutazione o di rabbia. Questo accade perché le critiche vengono percepite come attacchi devastanti e in  grado di destrutturare le fondamenta della sua identità e della sua autostima. 

La vita del borderline è caratterizzata da una profonda instabilità, che si traduce in un percorso  contraddistinto da continui alti e bassi e da frequenti cambiamenti in ambito lavorativo, amicale e affettivo. Le persone con questa problematica iniziano numerosi progetti con intenso entusiasmo, per poi  abbandonare alla prima difficoltà. 

Inoltre se siamo in presenza di un disturbo borderline di personalità, questo non si manifesta soltanto  all’interno della coppia.  Esso è pervasivo. Ciò vuol dire che si manifesta nella maggior parte delle situazioni, non solo con il partner, ma anche con i colleghi, i vicini di casa, i familiari o gli amici, anche se la parte peggiore emergerà nella  relazione intima. 

Per sintetizzare e concludere, il disturbo borderline è il disturbo della relazione: se mi avvicino  emotivamente ad una persona amata, mi spavento e mi allontano. Ma se la distanza è troppa devo  colmarla cercando di avvicinarmi nuovamente.  

Non c’è una giusta misura.  Il disturbo borderline è la sofferenza di non poter stare, dell’essere costretti a muoversi avanti e indietro,  verso una meta amata e odiata. È come camminare su una superficie che scotta e brucia profondamente il  proprio mondo interno. 


 Nicola Conti
Aprilamente info