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28 aprile 2020

Hikikomori, chi sono

"Hikikomori" è un termine giapponese che significa letteralmente "stare in disparte" e viene utilizzato in gergo per riferirsi a chi decide di ritirarsi dalla vita sociale per lunghi periodi (da alcuni mesi fino a diversi anni), rinchiudendosi nella propria abitazione, senza aver nessun tipo di contatto diretto con il mondo esterno, talvolta nemmeno con i propri genitori.


È un fenomeno che riguarda soprattutto i giovani dai 14 ai 30 anni, principalmente maschi (tra il 70% e il 90%), anche se il numero delle ragazze isolate potrebbe essere sottostimato dai sondaggi effettuati finora.
Le indagini ufficiali condotte finora dal governo giapponese hanno identificato oltre 1 milione di casi, con una grandissima incidenza anche nella fascia di popolazione over40. Questo perché, sebbene l'hikikomori insorga principalmente durante l'adolescenza, esso tende a cronicizzarsi con molta facilità e può dunque durare potenzialmente tutta la vita.

Anche in Italia l'attenzione nei confronti del fenomeno sta aumentando. L'hikikomori, infatti, sembra non essere una sindrome culturale esclusivamente giapponese, come si riteneva all'inizio, ma un disagio adattivo sociale che riguarda tutti i paesi economicamente sviluppati del mondo. In Italia non ci sono ancora dati ufficiali, ma riteniamo verosimile una stima di almeno 100 mila casi.

Le cause possono essere diverse:


Tutto questo porta a una crescente difficoltà e demotivazione del soggetto nel confrontarsi con la vita sociale, fino a un vero e proprio rifiuto della stessa.

Anche la dipendenza da internet viene spesso indicata come una delle principali cause dietro all'esplosione del fenomeno, ma non è così: essa rappresenta una possibile conseguenza dell'isolamento, non una causa.

Il principale obiettivo dell'associazione "Hikikomori Italia" è quello di informare, sensibilizzare e tentare di accendere una riflessione critica sul fenomeno. Lo scopo è quello di capire, non curare. Affrontare il problema senza stigmatizzarlo e senza giudicare.

Un secondo obiettivo, non di inferiore importanza, è quello di fornire ai ragazzi italiani che si sentono vicini all'hikikomori, così come ai genitori che hanno un figlio in questa condizione, la possibilità di potersi confrontare attraverso gli spazi online (Gruppo FB) o in presenza all'interno dei gruppi di mutuo aiuto e supporto psicologico dedicati ai genitori.

Se anche voi, come me, desiderate comprendere meglio cosa sia l'hikikomori e quali siano le sue vere cause, vi invito a leggere i post presenti all'interno del blog e a seguire i nostri canali social (Facebook | Instagram | Youtube | Telegram).

Grazie.


Marco Crepaldi
Presidente e fondatore "Hikikomori Italia"
 
 
PODCAST
(spotify)

Ridono gli Hikikomori, sono piu' abituati

"Con i ragazzi hikikomori in questi giorni mi sono fatto le risate piu' belle. Loro ridono come pazzi all'idea di essere i più abituati a questo stato di cose in cui ci troviamo, e hanno ragione. Per cui ho voluto ironizzare su questo con loro. E non ho trovato aggravamenti". A dirlo è Federico Tonioni, psichiatra e responsabile dell'area dipendenze e dell'ambulatorio per la psicopatologia web-mediata del Policlinico Gemelli di Roma.

A detta dell'esperto, infatti, non c'è aggravamento negli adolescenti con questa problematica, mentre "maggior dispiacere e malessere accompagna, invece, gli adolescenti innamorati, che sono in gran difficoltà". La loro, "non e' una separazione ma una vera e propria lacerazione, una mutilazione relazionale. Per fortuna ci sono Skype e le chat", ma la condizione dei 'teen' innamorati "è difficile e anche poco naturale a mio parere- riflette l'esperto- Gli innamorati hanno una relazione funzionale tra loro e soprattutto nel primo periodo diventano un tutt'uno. Per loro, che adesso non possono frequentarsi, ho provato un dispiacere personale". Ciononostante, lo psichiatra rileva proprio in loro, gli adolescenti, "un maggior senso di responsabilità e capacità di attesa. Anche rispetto a certi adulti che invece non si rassegnano a questo. Me compreso", ammette.

Tra le altre psicopatologie web-mediate, c'è poi anche la compulsività legata allo shopping. Gli acquisti online sono tanti in queste settimane e se, da un lato, "Amazon e questo genere di piattaforme cercano di limitare le consegne soprattutto a beni primari", dall'altro "dobbiamo cercare di non essere compulsivi". Occore tornare, a detta di Tonioni, "a porci il problema di avere capacità di attendere, elemento fondamentale che separa il desiderio dalla compulsione", spiega lo psichiatra. Dividere "il desiderio di qualcosa e l'attesa di questo, dal pretenderla subito" è necessario. I bisogni, infatti, "comportano quasi sempre una soddisfazione immediata, basti pensare alle poppate dei bambini. Un bambino non può attenderla a lungo, anzi bisogna essere tempestivi". Oggi, però, è sempre piu' evidente "la tentazione alla compulsione per soddisfare i bisogni, perché abbiamo spazi vuoti, abbiamo più contatti con il vuoto e va riempito subito".

Il monito dello psichiatra, dunque, è quello di "imparare a riprenderci la possibilità di aspettare, attendere. Ogni cosa fatta 'compulsivamente' in realtà non ci soddisfa, similmente al cibo per una persona bulimica". In quel caso "si mangia per colmare il vuoto non per soddisfare il bisogno di fame".

(DIRE - Notiziario settimanale Psicologia. Roma, 28 apr.)