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5 maggio 2017

Bonobo vs scimpanzé

Lo scimpanzé perde il suo primato: non è più lui, bensì il bonobo, raro primate della famiglia degli ominidi, il 'ritratto' vivente più simile a quello degli antichi progenitori dell'uomo.
Lo spiegano sulla rivista Scientific Reports i ricercatori della Howard university di Washington, guidati da Rui Diogo, che hanno messo a confronto la loro anatomia, scoprendo che i loro muscoli erano i più somiglianti a quelli umani.
''I muscoli dei bonobo sono cambiati pochissimo. Ciò significa che sono gli esemplari di antenati viventi più vicini che possiamo avere'', spiega Bernard Wood, uno dei ricercatori.
Per gli studiosi, l'uomo moderno, scimpanzé e bonobo si sono separati circa 8 milioni di anni fa, con le due specie di primati che a loro volta si sono differenziate 2 milioni di anni fa, sviluppando poi tratti e caratteristiche fisiche diverse, pur rimanendo geograficamente abbastanza vicini, nei dintorni del fiume Congo. Un'evoluzione che ha spinto i ricercatori a confrontarli con gli esseri umani.
Studiando i muscoli dei bonobo, hanno così scoperto che sono molto più simili all'anatomia umana rispetto agli scimpanzé. In passato erano già stati fatti degli studi sulle somiglianze e differenze tra il Dna di bonobo e scimpanzé, ma questo è il primo a mettere a confronto i loro muscoli con l'uomo. ''Il nostro lavoro ha anche mostrato un mosaico evolutivo tra queste tre specie, nel senso che alcune caratteristiche sono condivise tra uomini e bonobo, altre tra uomini e scimpanzé, e altre tra le due specie di scimmie'', commenta Diogo.
Una mescolanza che può essere ''collegata ad un'evoluzione molecolare molto simile tra le tre specie: ogni specie di scimpanzé condivide circa il 3% di tratti genetici con l'uomo, che non sono presenti in altre specie di scimpanzé''.

19 ottobre 2013

I bonobo e lo sviluppo della competenza sociale



Tra i cuccioli di bonobo, saper gestire le proprie emozioni è un requisito necessario per saper consolare i propri simili in situazioni di sofferenza emotiva, e questo comportamento è più frequente negli individui allevati dalle madri che negli orfani. E' quanto risulta da un nuova ricerca sul campo, che per la prima volta dimostra nei primati non umani alcune correlazioni tra competenze emotive acquisite nel periodo dello sviluppo e comportamento sociale
 
L'acquisizione delle competenze sociali che consentono di relazionarsi efficacemente con gli altri è strettamente legata alla capacità di gestire e modulare le proprie emozioni, che a sua volta si sviluppa nella prima infanzia grazie a un buon legame di attaccamento alla madre. Questa correlazione, largamente accettata dagli psicologi dell'età evolutiva per quel che riguarda gli esseri umani, è stata ora documentata per la prima volta nei bonobo, in uno studio condotto da Zanna Clay e Frans B. M. de Waal dello Yerkes National Primate Research Center della Emory University ad Atlanta e pubblicato sui "Proceedings of the National Academy of Sciences".

Con il termine "competenza sociale", in psicologia s'intende un'ampia gamma di capacità che vanno da quella di saper stabilire e mantenere efficacemente relazioni con gli altri, al comportarsi in modo appropriato nelle situazioni sociali ed essere sensibili alle emozioni altrui, oltre a saper gestire efficacemente le proprie. Una parte essenziale della competenza sociale è la regolazione emotiva del soggetto, ovvero il processo di valutazione, modifica e inibizione degli stati interni in risposta alle diverse situazioni.

Gli studi dimostrano che la connessione tra competenze emotive e quelle sociali si struttura durante il periodo dello sviluppo: già nella prima infanzia, i bambini con una migliore regolazione emotiva mostrano un minor grado di stress in risposta al pianto di altri bambini. Una volta stabilita, questa connessione permane anche nell'età adulta: chi possiede una maggiore regolazione emotiva dimostra anche una maggiore empatia verso gli altri, che a sua volta si manifesta con un comportamento di cura e accudimento.

Un esempio tipico di questo genere di comportamento, osservato nell'essere umano e negli altri primati, è quello consolatorio, che passa attraverso il contatto fisico e gesti come l'abbraccio, la carezza o il bacio. Viceversa, i soggetti con una bassa regolazione emotiva tendono a essere sopraffatti dalle emozioni quando si trovano di fronte alla sofferenza psichica di un'altra persona: concentrati su se stessi, non riescono a essere di supporto agli altri.

Per verificare se questo quadro si possa applicare anche ad altri primati, Clay e de Val hanno esaminato lo sviluppo della competenza socioemotiva nei cuccioli di bonobo (Pan paniscus) ospitati in un centro di recupero nella Repubblica democratica del Congo.

Molti di questi cuccioli sono orfani a causa della caccia di frodo, mentre altri sono nati nel centro e perciò sono stati allevati dalle loro madri. Queste diverse origini hanno consentito di confrontare i comportamenti dei piccoli mettendoli in relazione sia con i livelli di regolazione emotiva, misurati tramite alcuni parametri chiave, sia con le esperienze di accudimento nei primi anni di vita.

E' così emerso che i cuccioli di bonobo con migliori competenze emotive e sociali erano più disposti a rispondere alla sofferenza psichica di altri individui offrendo consolazione. Questo comportamento era riscontrato più frequentemente nei bonobo allevati dalle proprie madri che in quelli adottati dal centro di recupero. I risultati dunque confermano la forte correlazione tra competenze emotive e competenze sociali anche nei primati non umani, così come l'importanza di un buon legame con la madre per lo sviluppo di queste competenze.

15 giugno 2012

Il genoma del bonobo




Era l’ultimo tassello mancante per completare il quadro dell’album di famiglia filogenetico dell’essere umano: come si legge sull'ultimo numero di "Science", il genoma del bonobo è stato sequenziato nel’ambito di un’ampia collaborazione internazionale guidata da Svante Pääbo, del Max-Planck-Institut per l’antropologia evoluzionistica a Lipsia, in Germania, di cui ha fatto parte, come unico ricercatore italiano, Claudia Rita Catacchio della Sezione di genetica-Dipartimento di anatomia patologica e genetica, dell'Università di Bari.
Scimpanzé (Pan troglodytes) e bonobo (Pan paniscus) sono i primati più simili all'uomo. Ma mentre gli scimpanzé sono assai diffusi e studiati, i bonobo vivono in un habitat molto ristretto, solo a sud del fiume Congo nella Repubblica democratica del Congo e le conoscenze su di loro sono ancora molto limitate.
Dal punto di vista filogenetico, si sa che l'essere umano si separò dagli antenati di bonobo e scimpanzé tra 5 e 6 milioni di anni fa, mentre i bonobo si separarono dagli scimpanzé circa due milioni di anni fa.

I due primati sono molto simili per molti aspetti, ma differiscono per alcuni tratti fondamentali. Per esempio, gli scimpanzé maschi utilizzano l'aggressione per competere per la gerarchia di dominanza e per ottenere sesso, oltre a cooperare per difendere il loro territorio, e attaccare altri gruppi.
Viceversa, i maschi di bonobo sono comunemente subordinati alle femmine e non competono per avere una posizione di dominanza all'interno del gruppo. Inoltre, non stringono alleanze con gli uni con gli altri e non esistono prove di aggressioni letali tra diversi gruppi. Rispetto agli scimpanzé, i bonobo appaiono giocosi per tutto il ciclo di vita, mostrano un'intensa attività sessuale per scopi diversi dal concepimento (per esempio per cementare rapporti sociali con altri membri del gruppo) e coinvolgendo a volte anche partner dello stesso sesso.
Questa mescolanza di somiglianze e differenze tra uomo, scimpanzé e bonobo rende praticamente impossibile ricostruire un plausibile insieme di caratteristiche dei nostri comuni antenati. Per comprendere le relazioni evolutive delle tre specie è stato sequenziato il genoma di un unico individuo di bonobo, di nome Ulindi, che vive in cattività a Lipsia.

Dal confronto con quello dello scimpanzé, il genoma di bonobo appare qualitativamente molto simile in termini di duplicazioni e di altri errori a carico del DNA. Ma in quest'ultima analisi, descritta sulle pagine della rivista "Nature", trova conferma un fenomeno evidenziato in altri studi che avevano considerato regioni genomiche molto più limitate.
Poiché infatti i rami filogenetici di bonobo e scimpanzé si sono allonanati poco dopo che il loro comune antenato si era separato dal ramo che ha poi dato origine all'uomo, è plausibile, secondo le attuali conoscenze genetiche, che per alcune particolari regioni genomiche si possano evidenziare maggiori somiglianze tra esseri umani e bonobo o tra esseri umani e scimpanzé che non tra bonobo e scimpanzé. Dall'analisi statistica della posizione e dell'estensione delle sequenze non ripetitive dei genomi di esseri umani, bonobo, scimpanzé e orangutan è risultato che più del 3 per cento del genoma umano è vicino a quello del bonobo o a quello dello scimpanzé più di quanto non lo siano tra loro i genomi delle due scimmie.

9 maggio 2007

I più intelligenti? Si esprimono a gesti
I gesti utilizzati dalle scimmie antropomorfe potrebbero essere una chiave per comprendere le origini del linguaggio umano

I gesti utilizzati dalle scimmie antropomorfe potrebbero essere una chiave per comprendere le origini del linguaggio umano. È quanto sostiene un gruppo di ricercatori dello Yerkes National Primate Research Center della Emory University. Sebbene tutti i primati utilizzino espressioni vocali e espressioni del viso per comunicare, solo gli esseri umani e le grandi scimmie utilizzano anche i gesti delle mani. Tuttavia, si sa ancora poco su come questi segnali si combinino con altre forme comunicative e come il loro utilizzo influenzi la risposta degli altri individui. L’articolo firmato da Amy Pollick e Frans de Waal sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Science” sostiene che i nostri più vicini parenti, bonobo e scimpanzé, utilizzano la gesticolazione in modo differente da come usano i segnali facciali e vocali, che sono legati a specifici contesti e sono abbastanza costanti tra le diverse specie e i diversi gruppi. La gesticolazione infatti è così flessibile che non può essere generalizzata da specie a specie e neppure tra diversi gruppi della stessa specie. I Bonobo hanno una gesticolazione molto articolata e adattabile alla situazione, che viene utilizzata per accompagnare i segnali vocali e facciali che hanno lo scopo di ottenere una risposta più efficace dall’interlocutore: per esempio, l’apertura della mano viene utilizzata per ottenere del cibo. Questi risultati sono in accordo con l’ipotesi dell’origine gestuale del linguaggio, secondo cui esso si è evoluto nel dominio della comunicazione gestuale prima dell’inizio dell’acquisizione della capacità di articolare parole.